giovedì 21 aprile 2016

La corsa lenta nel podismo da "Stefano Mosca.it"



Personal Trainer Bologna - Stefano Mosca

La corsa lenta è un sistema di allenamento adatto per il “periodo di costruzione”, in cui si buttano le basi di resistenza necessarie per preparare poi ogni specialità, dalle gare brevi fino alla maratona.

E’ un’ allenamento per “stare sulle gambe”, per adattare tendini e legamenti a sopportare lo stress meccanico di tanti chilometri. Si esegue quindi a ritmo blando, di 40″- 50″ più lento della SAN velocità di soglia anaerobica, con percezione dello sforzo facile.

Come erroneamente si crede il LENTO non è un’ allenamento di dimagrimento; è vero che a bassa andatura il consumo dei grassi è maggiore che alle andature alte, ma il consumo calorico non è alto (e quindi i grassi corporei utilizzati sono poche decine) e comunque è principalmente da grassi intramuscolari e non tessuto adiposo localizzato.

Deve essere un pò più sostenuta l’andatura per migliorare la potenza lipidica, cioè la capacità del corpo di utilizzare meglio il grasso a scopo energetico, a tutto vantaggio del risparmio di glicogeno muscolare per il mantenimento di un ritmo elevato di corsa.


Correndo a digiuno e ipoglicemici dalla sera prima (12 ore) il consumo dei grassi è naturalmente enfatizzato dai bassi livelli di insulina.

venerdì 8 aprile 2016

Scarpa del mese (Aprile 2016) Scott Kinabalu 3.0


Le SCOTT Kinabalu 3.0 nuova versione sono le scarpe da trail più versatili per eccellenza. Il differenziale di 11 mm e la geometria eRide consentono una rullata soft e naturale. La sua tenuta è la migliore sui terreni veloci e sui single track. Il tacchetto, non tanto alto, è eccezionale per terreni scivolosi.

Composizione:

Tomaia: Rete/senza cuciture

Tallone: 29 mm

Avampiede: 18 mm

Differenziale: 11 mm

Caratteristiche:

Self-Cleaning Lug Positioning

Taglie: US 7-14

Peso approssimativo: 280 g uomo 260 g donna

Tecnologia applicata:

AEROFOAM+

Intersuola in Aerofoam+
SCOTT ha sviluppato una nuova intersuola 
leggera, con migliore ammortizzazione.
L’intersuola AeroFoam+ offre più elasticità
della versione SCOTT AeroFoam originale, ha
infatti maggiore durevolezza e rimbalzo, per
offrire protezione pur mantenendo un
efficiente andatura. Puoi trovare Aerofoam+
nei nuovi, esclusivi modelli tra quelli 
Performance e Training.

Aerofoam+ mostra minore riduzione di spessore 
rispetto le schiume di marchi 
concorrenti (risultato ottenuto a seguito di 
10.000 cicli di test compressione). 
Biomechanica LLC, Portland, 2014



Colori uomo: 

  

Colori donna:

 

lunedì 4 aprile 2016

Occhiali Oakley Jawbreaker Iridium lenti polarizzate bianco verde giada


Gli occhiali Oakley Jawbreaker offrono un campo visivo maggiore nella regione periferica superiore e sono dotati della tecnologia Switchlock che permette di cambiare le lenti in modo rapido ottica HdPolarized e lenti con tecnologia Prizm, che si adattano a tre diverse lunghezze del casco. Questi occhiali Oakley garantiscono un rendimento leggero e duraturo e sono altamente resistenti contro gli impatti; sono dotati di cuscinetti per il naso per mantenere gli occhiali stabili. Inoltre, permettono il flusso d'aria grazie alla tecnologia Unobtainium e un adattamento comodo e sicuro. Rispettano la normativa ANSI Z87.1 e sono dotati di geometria Polaric elipsoide ad alta definizione Optics che fornisce chiarezza ottica superiore e una visione nitida in tutti gli angoli.

Caratteristiche:

- Larghezza lenti: 131 mm
- Larghezza ponte: 0 mm
- Altezza lenti: 53 mm
- Lunghezza astine: 121 mm
- Montatura: nero
- Lenti: rivestimento Iridium di colore nero

Include:

- Custodia per occhiali Sport Soft Vault nera
- Cuscinetto naso nero
- Sacchetto per lenti Jawbreaker nero

- Tecnologie:

Switchlock
Con il fine di poter cambiare le lenti più velocemente e senza problemi, questa tecnologia è dotata di un semplice meccanismo ad interruttore per liberare la lente montata in modo da bloccare immediatamente la lente nuova. Permette agli atleti di adattare la vista ai cambi luminosi.

Impact Protection
Grazie a decenni di innovazione, gli occhiali sportivi Oakley offrono una protezione senza compromessi dalle velocità elevate e dagli urti a massa elevata. Questa protezione è un vantaggio offerto dagli ottimi materiali e dalle architetture uniche delle combinazioni di lente e montatura Oakley.

High Definition Optics
High Definition Optics (HDO) è un insieme di tecnologie brevettate che permettono agli occhiali Oakley di soddisfare o superare gli standard di test dell'American National Standards Institute per la chiarezza ottica, la fedeltà visiva e la resistenza all'impatto.

Unobtainium
Un composto sintetico idrofilo aumenta l'aderenza in condizioni di umidità per offrire una tenuta migliore in caso di sudore. Questo lo rende perfetto per i gommini delle astine e del ponte nasale.

Iridium

Questo rivestimento di ottima qualità, pensato per equilibrare la trasmissione della luce e ridurre il riflesso, è fabbricato con ossidi di metallo surriscaldato. È disponibile in una gamma di colori per ottimizzare la visione in quasi tutte le condizioni di luminosità.

Colori disponibili:

Jawbreaker™ Polarized - POLISHED BLACK / BLACK IRIDIUM POLARIZED  Jawbreaker™ - SKY BLUE / SAPPHIRE IRIDIUM  Jawbreaker™Prizm™ Road (Asia Fit) - POLISHED BLACK / PRIZM ROAD
Jawbreaker™ Photochromic - POLISHED BLACK / CLEAR BLACK IRIDIUM PHOTOCHROMIC ACTIVATED  Jawbreaker™ PRIZM™ Road - POLISHED WHITE / PRIZM ROAD  Jawbreaker™ PRIZM™ Trail - POLISHED NAVY / PRIZM TRAIL

Prezzo di listino Oakley: € 199,00/230,00

martedì 22 marzo 2016

Il “lunghissimo” come allenamento per la maratona da "StefanoMosca.it"

Il “lungo” o “lunghissimo” è l’allenamento cardine per lo sviluppo della resistenza aerobica generale e per il miglioramento della potenza lipidica parametro fisiologico fondamentale per compiere la maratona.


Per un maratoneta infatti nessun altro mezzo di allenamento è indispensabile, perché può essere sostituito da un’altro o dall’insieme di altri due, ma se si vuole finire la gara di 42,195 km bisogna per forza compiere alcune sedute superiori ai 30-32 km e successivamente di 34-35 km e più.


L’agonista o l’amatore che, in gara o in allenamento, hanno già percorso più volte distanze lunghe sembrano necessitare di un numero inferiore di sedute di “lunghissimo”, come se certi adattamenti fisiologici permangano per tempo; lontano dalla maratona invece l’atleta può rimanere anche qualche mese senza compiere tratti superiori ai 20 km
Il chilometraggio indispensabile per preparare bene la maratona (sopra i 34 km) può essere raggiunto senza soffrire solo per gradi, cioè aumentando di qualche chilometro per volta la distanza più lunga che si fa in allenamento, ogni 2 settimane. Per esempio si compiono 30-32 km, poi dopo 15 giorni se ne fanno 34-35 e dopo altre due settimane si prova a fare 36-38 km.



Esso ha le seguenti caratteristiche generali:

– Finalità: è un allenamento di fascia 1, che come detto precedentemente serve per sviluppare caratteristiche di resistenza generale.
Nel principiante serve per adattare la mente ad uno sforzo prolungato, sia pure di bassa intensità. Muscoli, tendini, legamenti e articolazioni si rinforzano per eseguire il gesto della corsa ed ottenere il massimo rendimento con il minimo sforzo, i meccanismi di termoregolazione e idratazione si migliorano
Nell’agonista serve per migliorare la potenza lipidica, cioè la capacità dei muscoli di produrre energia dall’ossidazione dei grassi nell’unità di tempo, e per perfezionare la tecnica di corsa rendendola meno dispendiosa, allentando le tensioni e gli irrigidimenti dovuti alla fatica fisica di uno sforzo prolungato.



Personal Trainer Bologna Stefano Mosca - il "medio" è un allenamento per il podismo di fascia 2



– Distanza: il principiante che si pone come obiettivo quello di terminare la maratona, può partire con un allenamento di 20 km per arrivare fino a 30-32 km nelle settimane che precedono la gara. Un agonista può partire con tratti di 24-25 km fino a raggiungere lo stesso chilometraggio del principiante e nei due mesi che precedono la maratona si possono raggiungere distanze attorno ai 35
Km.

–       Respirazione: viene corso a respirazione facile RF dal momento che il ritmo è quello della soglia aerobica.



Personal Trainer Bologna Stefano Mosca - Scala di Borg per la valutazione della fatica da 1 a 10



– Sforzo: sulla scala di Borg da 0 a 10 il livello di fatica deve essere 1-2 ed aumenta a 3 verso gli ultimi chilometri.

–       Ritmo: il principiante avendo come obiettivo quello di arrivare al termine della maratona non stremato dalla fatica, avrà adattamenti positivi anche correndolo ad andature basse, più basse del “lento”, quindi con respirazione facile e livello di fatica da 1 a 2 che potrà aumentare verso gli ultimi chilometri. Tale allenamento produrrà con innalzamento della soglia aerobica che si avvicinerà alla soglia anaerobica, ma và comunque sempre corso ad un ritmo più lento di quello che si terrà in gara. L’agonista o comunque chi ha già corso la maratona tenderà a correrlo all’andatura tenuta in gara, cioè al “ritmo maratona”, e dovrebbe fare riferimento alla velocità della “massima potenza lipidica” alla quale si ha il massimo consumo di grassi per minuto, misurata o con test degli scambi gassosi o estrapolata dalla velocità della soglia anerobica.


Miglioramento della potenza lipidica da A a C. Il punto 1 corrisponde alla massima potenza lipica, il 2 alla velocità della maratona, il 3 alla soglia anaerobica



Come si può vedere dalla figura 3 , le curve indicano l’andamento della potenza lipidica in funzione della velocità di corsa: al punto 1 corrisponde la massima potenza lipidica, al punto 2 corrisponde la velocità a cui si corre la maratona e al punto 3 corrisponde la soglia anaerobica. Grazie agli allenamenti, il passaggio dalla curva A alla B e alla C comporterà un’innalzamento della massima potenza lipidica e anche della potenza lipidica al ritmo maratona, consentendo in gara un più alto utilizzo dei grassi corporei per fornire energia con conseguente risparmio di glicogeno muscolare. Dalla figura si noterà anche che correndo a ritmi più lenti di quello della massima potenza lipidica si ha ugualmente un’alto consumo di grassi e pertanto si ha un notevole stimolo al miglioramento di questa caratteristica; al di sotto e al di sopra di certe velocità di corsa e di VO2max  infatti la potenza lipidica diminuisce, in entrambi i casi. Ecco perché l’agonista, dopo un iniziale periodo dove si sarà allenato per aumentare la distanza percorsa non deve correre il “lungo” a ritmo del lento, dal momento che sarebbe una velocità troppo bassa per sviluppare un’adattamento, ma piuttosto ad un’andatura di 15”-30” più lenta di quella dell’ultima maratona o di 45”-60” più lenta della velocità di soglia anaerobica.



Stefano Mosca - Personal Trainer Bologna



– Dosaggio settimanale: tenendo in considerazione del tipo di stanchezza che questo allenamento produce, soprattutto a livello muscolare e tendineo, e del fatto che permette di ottenere buoni adattamenti con un numero non elevato di sedute, può essere utilizzato ogni 2 settimane, percorrendo nella settimana di mezzo un chilometraggio inferiore, per esempio 30 km, 18 km, 32 km, 20 km, 34 km, percorrendo quindi nelle 12-16 settimane che precedono la maratona 5 o 6 lunghissimi. Se per qualche motivo un podista è costretto a stare 3-4 settimane senza correre il “lungo”, può correrlo due settimane consecutive a patto che venga saltato nella terza.

– Progressione del lavoro: si possono aggiungere ogni volta 2-3 km rispetto alla distanza percorsa precedentemente, impiegando quindi alcune settimane per arrivare sopra i 32 km se si parte da una percorrenza iniziale di 20 km. Nel caso di un atleta facilmente soggetto ad infortunio il “lunghissimo” può essere corso anche ogni 3 settimane per consentire un adeguato adattamento di tendini, legamenti e di tutto l’apparato locomotore allo stress meccanico indotto da questo tipo di corsa.


Abbigliamento e integrazione: dal momento che deve essere un’allenamento simulazione di gara, bisogna usare scarpe e abbigliamento che si useranno quel giorno, ed anche l’integrazione con gel e bevanda idrosalina và provata per testare la reazione gastrica in ottica del giorno della competizione.

Fonte: Stefano Mosca.it

domenica 13 marzo 2016

CORRERE CON IL RAFFREDDORE: SI PUÒ? da asics.it

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Meglio evitare. L'organismo spende molta energia per combattere la malattia e tornare al 100% il prima possibile.

Correndo all'aperto, si costringe l'organismo a suddividere le proprie risorse energetiche tra esercizio fisico e guarigione. Il rischio è sentirsi peggio dopo avere corso e guarire più lentamente.

Ma i veri runner non riescono a stare chiusi in casa a lungo e spesso una corsa all'aperto può sollevare il morale e aiutare a sentirsi meglio. O almeno, a sentirsi meno malati.

LA PROVA DEL COLLO: 

Una regola molto comune tra i runner è la cosiddetta ‘prova del collo: se i sintomi influenzali sono tutti al di sopra del collo, correre non dovrebbe creare problemi. Se i sintomi si fanno sentire anche al di sotto del collo, meglio riposare per rimettersi in salute il prima possibile.

Naso tappato, naso che cola o mal di gola? Si può correre
Fiato corto, febbre o dolore ai muscoli? Meglio non correre e riposare 

Correre è una buona idea al sopraggiungere dei primi sintomi, perché può aiutare ad aprire le vie respiratorie e a espellere i microbi. Inoltre, si può beneficiare della scarica di endorfine nota come ‘sballo del corridore’.

Ma in caso di fiato corto o febbre, meglio evitare del tutto di correre. Un leggero stato influenzale potrebbe tramutarsi in un'infezione più estesa delle vie respiratorie e costringere a uno stop ancora più lungo.

Una volta stabilito che è il momento di riposare e ristabilirsi, la cosa migliore da fare è accettarlo con filosofia e non pensare troppo agli allenamenti saltati. Con le giuste cautele, ci si ristabilirà presto e le prestazioni torneranno quelle di prima in men che non si dica.

CONSIGLI PER CORRERE CON IL RAFFREDDORE

Riduci l'intensità – scegli un ritmo confortevole
Interrompi la corsa a intervalli perché troppo stressante per il tuo fisico
Riduci le distanze – non è il momento di affrontare lunghe distanze
Spegni il GPS così non sarai tentato di forzare troppo il ritmo
Non correre in un gruppo competitivo – ti spingerebbe a ritmi eccessivi
Stai alla larga dalle gare – potresti dover rinunciare a qualche grande evento se troppo vicino


E ovviamente devi vestirti adeguatamente. Oltre al consueto abbigliamento da corsa invernale, come tight lunghi e strati di base termici, è bene indossare anche un berretto, scaldabraccia e guanti.

COME EVITARE DI RAFFREDDARSI

Il Servizio Sanitario Nazionale del Regno Unito spiega che “l'unica cosa che può causare raffreddore o influenza è il virus del raffreddore o dell'influenza”.

Quindi correre sotto la pioggia o quando fa freddo non può essere direttamente causa di un raffreddore. Tuttavia, il freddo può indirettamente favorire l'insorgere del raffreddore.

Infatti, quando il virus è già all'interno del naso, il freddo può favorirne lo sviluppo
Se i microbi sono già entrati nel nostro corpo, freddo e umido possono favorire l'insorgere della malattia, anche quando l'organismo avrebbe potuto combatterla con successo
Ad ogni modo, la corsa può aiutare a non ammalarsi perché:

I runner sono più in salute e guariscono con maggiore facilità
L'esercizio fisico regolare rinforza il sistema immunitario (ma sforzi eccessivi possono indebolirlo durante la convalescenza)
Si può correre per andare in ufficio evitando i trasporti pubblici che possono essere terreno fertile per germi e virus.